Era dicembre a Mostar,

una Zastava attraversava il ponte di ferro; lo Stari Most già distrutto, lungo il Bulevar  le macchine passavano veloci e soltanto una persona, con l’ombrello chiuso nella mano destra, camminava accanto alla Neretva. Ti ricordi. A Bosansko Grahovo non c’era nessuno, e in quel silenzio due cani si rincorrevano e noi ridevamo per scacciare l’angoscia. Ti ricordi. La biblioteca a Drvar con tutti gli scaffali svuotati, e potevamo camminare sopra i libri. E poi Sarajevo e quell’altra biblioteca (com’era bella l’architettura austroungarica) con le pareti nere per l’incendio. E questa macchina fotografica, una Praktica o una Zenit?, che era bruciata insieme ai libri; la guardo, dentro la nicchia adatta a un’immagine sacra, e mi ricordo. (6 novembre, ore 17)